C’è un’ora, alla Reggia di Colorno, in cui gli stucchi dorati smettono di raccontare fasti e cominciano a sussurrare segreti. È l’ora in cui i visitatori salgono lo Scalone d’Onore con una sola lanterna a rischiarare il buio, e il passato torna a respirare.
Nell’ombra delle anticamere aleggia ancora il sospetto del 1612, quando la congiura contro il duca Ranuccio Farnese travolse la bellissima Barbara Sanseverino. Più avanti, nelle grandi sale, riecheggiano i deliri mistici di Don Ferdinando di Borbone, un sovrano che temeva persino il proprio riflesso. E infine, negli appartamenti più intimi, tra specchi velati a lutto, le note di un fortepiano suonano da sole — l’eco del dolore segreto di Maria Luigia, la duchessa che tutti amarono e nessuno conobbe davvero.
“I Fantasmi della Corona” non è una favola: è la Reggia che, per una notte, apre le sue stanze più nascoste e lascia che i suoi fantasmi raccontino la verità
